L’arte della gioia e l’ossessione giusta per il proprio lavoro

L’arte della gioia e il lavoro: per molte persone questi due concetti non possono convivere.

Per la maggior parte della gente il lavoro è più un dovere che un qualcosa di cui non poter fare a meno. Si studia, si trova un lavoro, ci si sposa ed ecco servita su un piatto la vita del criceto. Lo scopo della nostra vita è essere felici e che la felicità debba essere determinata principalmente dallo stato della mente e non dalle condizioni esterne. La felicità può essere raggiunta addestrando sistematicamente i nostri cuori e le nostre menti. La felicità può essere raggiunta attraverso l’amore, l’affetto e la compassione. Porta un grande cambiamento nella loro vita. Qualunque sia la religione in cui tutti cercano la felicità nella loro vita. È chiaro da un esperimento che le persone infelici si trovano ad essere auto-concentrate e sono anche antagoniste. Mentre le persone felici tendono a socievole, flessibile e innovativo. Le persone felici completano il loro lavoro con successo, anche se affrontano alcuni ostacoli. Perché faranno il loro lavoro con godimento e inoltre sono interessati al loro lavoro. Le persone felici possono tollerare le frustrazioni quotidiane sul posto o ovunque più facilmente, ma le persone infelici non sono in grado di tollerare. Molti centri di formazione sono disponibili anche online e coloro che vogliono allenare la loro mente al fine di ottenere la felicità possono fare clic qui per ulteriori informazioni e ottenere beneficio da questa formazione. Ma in realtà l’arte della gioia e il lavoro sono due concetti che possono vivere benissimo insieme. Un esempio? Pensate alla vita degli chef. Lavorano per quasi 18 ore ogni giorno in cucina. Sono focalizzati. Sono dei novelli guerrieri e, al contempo, dei monaci della nostra società. Devoti alla qualità, alla ricerca,  e al coté estetico nel cibo. Quando sono in vacanza, continuano a cercare la qualità e l’estetica e a fare ricerca testando la maestria dei propri colleghi. Vanno fuori a cena per gustare, toccare, vedere, odorare, godere e scoprire nuove possibilità. Sono completamente devoti alla loro arte. È un’ossessione che li consuma e li rafforza al contempo. Quando scoprono nuovi ingredienti in altre parti del mondo, è una rivelazione e sono come catturati e avvolti dalla Sindrome di Stendhal. Lo vedete, quindi? L’arte della gioia e il lavoro, stanno benissimo insieme, utilizzando gli ingredienti giusti.

Ps E questo è ciò che succede esattamente a me, anche se non sono una chef professionista.